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Full text of "Poliuto: tragedia lirica in tre atti"

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■f 


^- 


TRAGEDIA  LIRICA  IN  TRE  ATTI 
SALVADORB   CAMMARA.>0 

MUSICA    DI 

ilEflHO  DQNIIIffl 


^  ^'i. 


MILAXO 

COI  TIPI  DI  FRANCESCO  UCCA. 


//  presente  LibrettOj  essendo  di  esclusila  prò» 
prietà  del V Editore  sUjnorYJXPi^CESCO  LUCCA, 
restano  diffidati  i  signori  Tipografi  di  astenersi 
dalla  ristampa  dello  stesso  senza  averne  otte- 
unto  la  perniissione  dal  su  citato  Editore  Pro» 
prietario. 


c^xeiieii3a 


0/ 


^ffio  air  E.  \\  il  Librello  della  seconda  Opera 
da  me  prodoUa  nel  correrne  Carnevale  sulle  Scene 
di  questo  Comunale  Teatro.  Sei  mentre  perlaìUo 
mi  reco  ad  onore  intitolare  air  E,  V.  queste  umili 
slampe  come  testimonio  di  devozione^  ne  imploro 
quella  protezione,  di  cui  ollremodo  abbisogno  nel- 
la  non  certo  facil  via  che  è  a  me  d' innanzi. 

Confido  non  mi  vorrà  mancare^  ben  conoscen- 
do quanto  sia  grande  la  benignità  delT  E.  V.  e 
la  sua  nobiltà  d'  animo^  e  ciò  vii  farà  tenere  an- 
che un  motivo  di  più  per  esserle  grato,  e  rico- 
noscente di  tutta  r  anima  mentre  con  la  più  di- 
stinta  slima  e  rispetto  mi  pregio  soscrivere 

DelV  E.   V. 


Devmo  imo  Servo 


Digitized  by  the  Internet  Archive 
■in  2013 


http://archive.org/details/poliutoOOdoni 


AVVERTIME?iTO 


//  subbietto  di  questo  la<;oro  è  storico  j  e  Pietro 
CoR>EiLLE  ne  trasse  il  suo  Polyeucte:  ma  V  indole  del 
dramma  musicale  troppo  diversa  da  quella  d'  una  tra- 
fjediuj  non  mi  permise  di  seguire  che  poche  tracce 
dell'  Eschilo  francese.  Pure  j  quanto  il  consentirla  la 
scarsa  latitudine  a  me  conceduta j  mi  studiai  che  la 
morale  kì  si  mostrasse  in  tutta  la  sua  luce.  Quindi 
a  lato  delle  più  sublimi  virtù  cristiane^  dipinsi  nel 
personaggio  di  Callistene ^  e  come  ombre  del  quadro^ 
gli  errori^  e  U  empietà  del  paganesimo.  Se  questa  li- 
rica tragedia  (che  io  dettava  prima  dei  Martiri  di 
ScribeJ  verìvl  daW  universale  aggiudicata  nuda  affatto 
d"  ogni  altro  pregio^  non  le  sarà  contrastato ^  ne  son 
certOj  il  primo  a  cui  mirar  dovrebbe  ciascun  autore^ 
drammatico  ^  lo  scopo  morale. 

Salvadore   Ca>DIARA>iO. 


A*4^  Alcuni  versi  di  questo  Melodramma^  che  parve  con- 
dam.  '^,all'obblio,  fecer  mostra  di  se  in  altri  miei  lavori:  era 
ovvio  ^Dstituire  ai  menzionati  altri  versi^  ma  ciò  poteva  nuo- 
cere alla  musica:  ed  è  in  rispetto  di  essa,  e  delT  insigne, 
quanto  infelice  amico  che  ne  fu  rautore^  se  io  lascio  la  poesia 
qual  fu  in  origine,  invocando  air  uopo  la  publica  indulgenza. 


PEItSOH'AGGl  ATTOIlì 

SEVERO  y  proconsole    .     .     .     Sig. 

FELICE,  governatore  di  Melitene  Sig. 

•l'OLIUTO,  magistrato  e  sposo  di  Sig. 

PAOLINA,  figlia  del  governatore  Sig.'' 

CALLISTENE,    gran  sacerdote 
di  Giove       Sig. 

NEARCO ,    capo    dei    Cristiani 
d' Armenia Sig. 

UN   CRiSTIANO        ....     Sig 

CORI  E  COMPARSE 

Cristiani  —  Magistrati  —  Sacerdoli  di  Gicv^^^ 
Popolo  Armeno  —  Guerrieri  Romani. 


Lavvcnmento  ha  luo(jo  in  Melitene,  città  capitale  dWnnenv!, 
e  neìVanno  257  di  nostra  salute. 


ATTO    PRI3I0 

Il  Batte«iimo. 


SCENA   PRIMA. 


Tenebrose  caverne:  sull*  alto  un  forame  donde  lia  i)rincipio  una 
■^cala  intagliata  nella  rupe,  per  cui  si  discende:  nel  davanti 
ingresso  ad  uno  speco,  dal  quale  spargesi  poca  luce  rossastra. 

llolli  gruppi  di  Cristiani;  altri  in  capo  alla  scala  , 
altri  scendendo,  altri  nel  piano. 

Coro 

PAKTLl.^ecridiam... 

II.  Silenzio... 

III.  Silenzio.. 

n'  Immerso 

Tutto  nel  sonno  è  T  universo... 

V    Da  questo  ignoto,  profondo  speco 
A  palesarci  non  sorga  un  eco. 

Titti    {(i^'po  isser  discesi) 

Ancor  ci  asconda  un  velo  arcano 
Air  empio  ferro  che  ne  minaccia. 
Il  giorno  forse  non  è  lontano 
Che  fra  martiri  al  mondo  in  faccia, 
Per  noi  la  prece,  con  labbro  esangue, 
Al  Re  de' cieli  s^ innalzerà: 
E  più  del  labbro,  il  nostro  sangue 
Del  Dio  vivente  favellerà. 

(entrano  silefiziosi  nello  speco.) 


:  ATTO 

SCENA  IL 

POLIUTO  e  NE  ARCO 

PoIiu(o  discende  il  primo,  fa  alcuni  rapidi  passi  verso  lo  sj)eco 
quindi  si  arresta  gettandosi  nelle  braccia  di  Nearco. 

Nea.  Tu  sei  commosso! 

PoL,  È  ver...  Sul  capo  mio 

L^onda  che  terge  dall' antica  macchia 
Fia  sparsa  in  breve...  Un  sacro 
Terror  m'investe  f 

Nea.  Di  terror  che  parli  ? 

Quei  che  t' apre  le  braccia ,  ostia  di  pace 
S'offerse,  e  pace  ei  piove 
Neir  alme  in  cui  discende. 

PoL.  Io  n'ho  ben  d'uopo! 

Da  procellosi  affetti 
É  sconvolta  la  mia. 

Nea.  Poliuto! 

PoL.  Velen  di  gelosia 

Mi  rode  il  cor!... 

Nea.  Fia  vero!... 

PoL.  Dir  la  parola,  intendere  il  pensiero 

Mal  può  di  quanto  amor  la  mia  consorte 
Amava...  ed  amo...  Di  tristezza  ingombra 
Talor  la  vidi ,  e  tacito  le  guance 
Solcarle  amaro  pianto  :  a  lei  ne  chiesi  ; 
Con  labbro  incerto  mendicò  ragioni, 
Che  fur  pretesti,  ed  a'  sospiri  il  varco 
Negò...  ma  tardi.  Ahi!  quando 
Giace  nel  sonno ,  ed  io  co'  miei  sospetti 
Azeglio,  gemer  la  sento,  e  tronchi  detti 
Parlar  d'amore?...  A  Callistene  apersi 
Il  mio  pensier  geloso,  e  d'un  rivale 
Anch'  ei  sospetta. 

Nka.  Chi  nomasti!...  Ah!  taci.- 


PRIMO 

Dubbio  tremendo  fomentar!...  Ministro 

D'  un  culto  iniquo,  ben  costui  le  parti 

Tutte  ne  adempie!  -  Di  virtù  severa 

Speglio  è  la  tua  consorte,  e  corpo  all'ombra 

Tu  dai.  Calmati...  cessa. 

II  momento  s'  appressa , 

II  momento  solenne! 

A  Dio  ti  volgi,  e  quel  soccorso  implora, 


Por.. 


Che  invan  giammai  non  fu  richiesto. 


NEA. 


La  fronte  nella  polve...  e  gemo. 
D'  un'  alma  troppo  fervida 
Tempra,  buon  Dio,  gli  affetti 
Tu  che  lo  puoi,  tu  dissipa 
Gli  orrendi  miei  sospetti... 
Nel  combattuto  core 
Discenda  il  tuo  favore, 
Né  più  lo  scuota  un  palpito 
Che  indegno  sia  di  le. 
Vieni,  e  ti  guidi  un  angelo 
Del  suo  delubro  a  piò. 


Io  piego 
e  prego. 


{entrante) 


SCENA    III. 


PAOLINA. 


Ove  m'inolt'^o?  Qual  tremendo  speco!... 

Ah!  vano  il  mio  sospetto  .    ''^" 

Non  fu!  Qui  certo  han  locp.-^""^ 

I  sanguinosi  altari, 

E  le  vietate  orribili  adunanze 

Di  lor,  che  Dio  si  fero  un  uom.  Lo  sposo 

Anch'  egli  dunque?  0  morte. 

Rapilo  m'  hai  l'amante,  ora  il  consorte 

Bieca  sogguardi!...  Gente  appressa!... 

(si  cela  dietro  Un  masso) 
Polìuto  a 


\ 


10  ATTO 

SCENA  IV. 

NEARCO,  seguilo  da  im  drappello  di  CRISTIAM  e  della. 

Nea.  Udiste? 

^.  Fin  che  si  compia  il  rito 

Cauti  vegliate  della  rupe  il  varco. 

In  voi  m'  affido. 
Cri.  Non  temer.  (escono) 

PàO.  NearcO?      (amnzandosì) 

Nei.  Qual  voce!...  Che!  traveggo!... 

Donna,  tu  qui? 
Pag.  Suir  orme 

Di  Poliuto  trassi.  Ornai  più  notti 

Son,  che  le  piume  abbandonar  furtivo 

Lo  scorsi  :  un  dubbio ,  un  fero  dubbio  è  sortG> 

Nel  mio  pensier...  La  santa 

Religion  degli  avi 

Osato  avria  disdir? 
Nea.  T'  apponi  al  vero. 

,#^     Pao.  Numi!... 
^^     Nea.  Fatai  mistero 

Tu  penetrasti  !  -  Una  recente  legge 

Non  più  d'  esilio,  ma  di  pronta  morta 

I  neòfiti  coglie! 

La  tua  virtù  fia  pegno 

Del  tuo  silenzio,  ed  il  periglio  estremo 

Di  Poliuto!...  Andar  m'  è  d'  uopo.  (nenira) 

Pad.  Io  tremo! 

ALCUINE    VOCI    DALLO   SPECO. 

Infiamma  quest'alma,  o  spirto  di  Dio, 
Che  piena  di  speme  a  te  ricovrò: 

E  il  premio  le  serba  che  avanza  il  desio, 
Che  il  figlio  celeste  col  sangue  merco. 

PREGHIERA    GENERALE. 

Signor,  le  tue  leggi  prostrati  adoriamo, 
Le  sante  lue  leggi  di  pace,  d'amor. 


PRIMO  li 

Per  noi,  per  le  spose,  pei  figli  preghiamo, 
Pe'  nostri  nemici  preghiamo,  Signor. 
Pag.  Un  turbamento  arcano 

Io  provo'....  Al  cor  mi  scende 
Quella  preghiera!  È  forza, 
E  forza  ch'io  m' atterri ^..  -  0  che  mai  sento!... 
Fin  pe'  nemici  lori...  Divino  accento! 
Di  quai  soavi  lagrime 
Aspersa  è  la  mia  gota  !... 
Qual  mi  ricerca  l'anima 
Dolce  potenza  ignota!... 
Somiglia  una  speranza... 
L'umana  gioia  avanza... 
Par  che  dal  ciglio  infranto 
Mi  cada  un  fosco  veli... 
Par  che  il  devoto  canto 
Ritrovi  un  eco  in  ciel!  - 

SCENA  y. 


POLIUTO,  >E.\RCO,  quindi  gli  altri  Cristiaci. 

Nfà. 

Mira... 

POL. 

Donna!... 

Pao. 

0  sposo  mio... 

Di'...  rispondi...  Abbandonasti 

11  tuo  cullo? 

PoL. 

Un  vero  Dio 

Me  raccolse. 

Pad. 

Ed  obbliasti 

Qual  rigor... 

PoL. 

Noi  temo. 

(odesì  lieta  musica  guerritra:  i  Cristiani  ricomparì ?<:o no) 

Alcu-"*i  cri.  Echeggia 

Lunge  ancora  un  suon  giulivo! 

Gr.i  ALTRI         Surse  l'alba...  Si  festeggia 
Del  Proconsole  l'arrivo. 


12  ATTO 

Nea.  a  noi  tutti  sulla  chioma 

Pende  il  ferro  già  snudato: 

Delle  folgori  di  Roma 

Qui  Severo  giunge  armato. 
Pio.  Ah!...  Severo!...  E  combattendo 

Ei  sul  campo  non  mori? 
Ni  A.  Egli  vive. 

Pao.  (Ciel!...  che  intendo!...) 

Ma  la  fama?... 
Nea.  Il  ver  menti. 

Pao     (*  5?^o/  occhi  sfai^illctfìo  della  più  uii^a  gioia  ^  ma  volgendosi 
a  Poliuto  cerca  reprimersi) 

(Perchè  di  stolto  giubilo 

Mi  balzi,  0  cor,  nel  petto?... 

Vive  l'amato  oggetto, 

Ma  spento  egli  è  per  me! 
Condanna  questi  palpiti 

Il  mio  dover...  la  sorte... 

Il  palpito  di  morte 

Meglio  s'  addice  a  te.) 
Cri.  Sfidar  saprem  la  morte, 

Eterno  Iddio,  per  te.  (partono) 

SCENA  YI. 

?f!agnifica  piazza  di  Melitene:  da  un  lato  vestibolo  del  tempio  di  Giove^ 
dall'auro  la  soglia  del  palagio  municipale. 

La  scena  si  riempie  di  POPOLO,  quindi  comparisce  SEVERO, 
preceduto  dalle  sue  legioni. 

Coro         Plausi  ali* inclito  Severo, 

L' auri  eterni  alla  sua  chioma. 
Egli  è  vita  dell'impero. 
Scudo  e  brando  egli  è  di  Roma; 
Saggio  in  pace,  e  prode  in  guerra 
Fra  i  mortali  un  Dio  sembrò: 
Ed  ogni  eco  della  terra 
Del  suo  nome  rimbombò! 


PRIMO  1 3 

Set.  Decio,  signor  del  mondo. 

Popolo  Armeno,  a  te  m'invia:  felice 
Egli  ti  brama,  ed  a  tal  uopo  ingiunto 
M'ha  d'estirpar  l'iniqua 
Sacrilega  genìa  ribelle  ai  numi. 
Che  s'  annida  fra  voi,  come  tra  i  fiori 
Malvagia  serpe.  (In  breve 
Ti  rivedrò,  mia  speme!...  Il  sen  mi  scuote 
Un  palpitar  frequente!... 
La  tua  dolce  presenza  il  cor  già  sente  ! 
Di  tua  beltade  immagine 

È  questo  sol  eh'  io  miro  ; 

Piena  è  di  te  quest'aura, 

Piena  del  tuo  respiro... 

Ah!  tutto  in  queste  arene 

Parla  contento  e  amor! 
Celeste  Iddio  propizio 

Chiuse  la  mia  ferita. 

Pur  da  te  lunge,  ahi  misero! 

Io  non  sentia  la  vita... 

Dappresso  a  te,  mio  bene, 

Saprò  che  vivo  ancor  !) 

SCENA  VII. 

CALLISTENE,  FELICE,  POLIUTO ,  Sacerdoti,  Magistrati,  e  dotti. 

CiL.  Come  fausta  è  a  noi  V  aurora 

Che  in  Armenia  te  conduce, 
A'  tuoi  voti  Giove  ognora 
Fausto  arrida,  invitto  duce. 

Sev.  Grato    appien!...  (scorge  Felice) 

Sei  tu?...  M'  abbraccia.  - 

E  la  figlia? 
Ff.l.  (Ciel!...  che  mai. 

Che  dir  posso?...  il  cor  s'agghiaccia.'...) 
Set.  Non  rispondi! 


i4  ATTO    PRIMO 

Fel.  La  vedrai...  (con  sommo  turbamento) 

Sev.  Ella  forse  ?... 

Fel.  ai  tao  cospetto 

Mira  intanto  il  suo  consorte. 

Sev.  II    consorte!...  {come  tocco  dal  fulmine) 

PoL  (Qual  sospetto  !...) 

Fel.  (Oh  momento!...) 

Sev.  (Oh  colpo!...) 

Càl.  (Oh  sorte!) 

Sev.  (Non  deliro?...  altrui  porgesti, 

Donna  rea,  la  mano,  il  cor?...) 
Fel.  (Freme!...) 

Sev.  (0  cruda,  e  Io  potesti?...) 

PoL.  (Si  coverse  di  pallor.) 

Sev.  (No,  V  aceiar  non  fu  spietato 

Che  spargeva  il  sangue  mio, 

Ma  il  destino  avverso  e  rio, 

Che  la  vita  mi  serbò! 
Ah!  gioisci,  0  core  ingrato, 

Gel  di  morte  in  sen  mi  piomba... 

Questo  avanzo  della  tomba 

Alla  tomba  io  renderò.) 
Cal.  (La  vendetta  che  giurai , 

Donna  ingrata,  compirò.) 
Fel.  (Ah!  per  me  del  giorno  i  rai 

Densa  nube  circondò!) 
PoL.         (Fredda  mano  il  cor  m'  afferra!...) 

Luce  orrenda  balenò!...) 
Coro         Ei  fu  grande  in  pace  e  in  guerra: 

Fra  i  mortali  un  Dio  sembrò! 

(Scwero  entra  nel  palagio  municipale s  tutti  lo  seguono) 


FINE    dell'atto   PRIMO. 


ATTO    SECONDO 

Il  !\eòflio 

SCENA  PRIMA 

Atrio  nelle  case  di  Felice;  in  fondo  deliziosi  giardini. 
SEVERO  e  CALLISTEiNE. 

Cal.  Inoltra  il  pie.  Ne'  lari 

Siam  di  Felice:  ov'egli  assente  or  fosse 

A  te  dirà  la  figlia: 

L'  atrio  varcar  tu  la  vedrai .  che  V  ora 

É  questa  in  cui  si  tragga 

A.'  suoi  penati 
8ev.  Oh!  dimmi... 

Gal.  Parla. 
Sev.  Quai  giorni  dello  sposo  accanto 

Mena  costei? 
Gal.  Nel  pianto 

Solinga  vive.  Il  padre 

A  me  svelò  eh'  ella  d'  amor  sul  Tebro 

Ardea..,  ma  nella  tomba 

Scese  r  oggetto  sospirato...  E  forse 

D'  Imene  al  tempio  suo  malgrado  spinta 

Fu  dal  paterno  cenno. 
Set.  (Qual  benda  egli  mi  strappa!...  Oh  ciel!...) 
Gai  .  Ma  denno 

Fra  poco  arder  gl'incensi  al  re  de' Numi. 

Uopo  è  ritrarmi  all'ara:  ivi  t'aspetto. 

(Compiasi  1'  opra.)  {pane) 


)6  ATTO 

Sev.  Sventurata  è  dunque! 

Sventurata,  non  rea!...  Qualcun  s'appressa! 
Gelo,  ed  avvampo!...  non  m'inganno,  é  dessa! 

SGENA    IL 

PAOLINA  e  detto. 

Sev.  Donna... 

Pad.  Che!...    Possenti  numi!... 

Tu,  tu  stesso!...  Ah!  non  seguirmi.,. 
Sev.  Odi...  arresta...  Invan  presumi , 

Dispietata,  invan  fuggirmi... 

Varca  il  centro  della  terra , 

Scendi  al  regno  della  morte. 

Io  ti  seguo. 
Pad.  (Eterna  guerra 

Mi  farai,  tremenda  sorte!...) 
Sev.  Tremi! 

Pag.  (Un  gel  mi  sta  sul  core!...) 

Sev.  Io  ti  veggo  impallidir  ! 

Un  oggetto  di  terrore 

Son  per  te? 
Pag.  (Vorrei  morir!) 

Set.  Il  più  lieto  dei  viventi 

Fui  giungendo  in  queste  arene! 

Un  olimpo  di  contenti 

Io  sperai  dal  nostro  imene!... 

La  mia  gioia  è  volta  in  pianto... 

Gronda  sangue  il  core  infranto... 

Fu  delirio  la  mia  speme! 

D'  egra  mente  un  sogno  fu! 
Pag.  (Ei  non  vegga  il  pianto  mio, 

Le  mie  smanie  non  intenda... 

Se  pietoso  in  ciel  v^  è  un  Dio  : 

Da  me  stessa  mi  difenda. 

Tutto,  ah!  tutto  il  primo  ardore 


SECONDO  » : 

Si  ridesta  nel  mio  core... 

Io  son  donna .  ed  ha  pur  troppo 

Un  confine  la  virlùl) 
Ahi  chi  ti  guida,  incauto? 
Sev.  Mei  chiedi?  l'amor  mio. 

Pio.  Entrambi  siam  colpevoli, 

Tu  se  prosegui ,  ed  io 

Se  più  t'ascolto.  Involali... 

Esci... 
Sev.  e  potrei  lasciarti? 

Pio.  Lo  devi. 

Sev.  Oh!  cruda!... 

Pio.  Un  ultimo 

Addio  ricevi,  e  parti. 
Sev.  Ultimo  ! 

Pio.  Si. 

Sev.  Né  spargere 

T'odo  un  sospiri  No,  mai. 

Mai  non  mi  amasti!... 

PaO.    ('^^'^  trasporto  inconsiderato)  E    leggere 

Mi  puoi  nell'alma?  e  sai 

Qual  rio  contrasto?...  (Ahi  misera! 

Che  parlo!...) 
Sev.  Il  vero  intendo!... 

Tu  m'ami  ancora?  Oh!  dimmelo... 
Pad.  (Strazio  di  morte  orrendo I) 

Sev.  Mira  ,  lo  chieggo  in  lagrime... 

Pag.  Ah!  cessa... 

Sev.  Ed  al  tuo  pie... 

(Polìuto  e   Caliistene  traicrsano  la  scena  in  /òniio) 

Pag.  Quest'  alma  è  troppo  debole 

In  cosi  rio  cimento!... 
Fuggi...  noi  sai  che  perdere 
Mi  puote  un  sol  momento  ? 
Ah  !  d*  un  rimorso  orribile 
Non  far  eh'  io  sparga  il  pianto... 
Lasciami  ,  o  crudo  ,  gemere , 


iS  ATTO 

Ma  di  dolor  soltanto... 

Pura,  innocente  lasciami 

Spirar  lontan  da  te. 
HìY.  No,  vivi  5  esulta,  o  barbara, 

Del  tuo  consorte  a  fianco... 
\  Disperdi  ,  obblia  d'  un  misero 

Il  sovvenir  pur  anco... 

Non  io,  non  io  dimentico 

Sarò  di  le  giammai: 

Fin  che  gli  resta  un  palpito 

In  questo  cor  vivrai... 

Sepolto,  ignudo  cenere 

Avvamperò  per  le. 

(parte  disperato  ^  Paolina  si  ritira) 

SGENA  IH. 

POLIUTO. 

Veleno  è  l'aura  ch'io  respiro!...  -  L'  indegna 

Ella  invitava  il  traditore...  Non  mente 

No,  Callistene...  Io  slesso,  io  vidi!...  E  un  brando, 

Un  pugnai  non  avea!...  - 

Ma  trema,  o  coppia  rea... 

Fu  macchiato  Tonor  miol... 
Necessaria  è  la  vendetta... 
Spargerà  di  sangue  un  rivo 
La  mia  destra  punitrice...  /  ^a^ 

Sul  codardo  semivivo    V  S^r 

Ferir  vo'  la  traditrice  , 
E  strappargli  il  cor  dal  petto  , 
Il  perverso  ,  infido  cor... 
Ah!  l'amai  d'immenso  affetto!... 
Ora  immenso  è  il  mio  furor! 


SECONDO  i<l 

SCENA  IV. 

Un  CRISTIANO  ,  e  dello. 
Cki.  Signor?...  (nella  massima  a^itazio?ìf) 

PoL.  Che  vuoi? 

Cri.  Nearco... 

PoL.  Ebben  ? 

Chi.  Dì  ceppi  earco 

Fu  strascinato... 
PoL.  Ahi!  dove? 

Mi  trema  il  cor!... 
Cri.  Di  Giove 

Al  tempio. 
PoL.  Eterno  Iddio... 

Che  sento! 
Cri.  In  gran  periglio 

Stanno    i    fratelli.  ip^f^te  rapidamaiU) 

PoL.  Ed  iol 

(resta  un  momento  assorto  ne^  suoi  pensieri  j. 
quindi  si  riscuole  ad  un  tratto) 

Cessa  fatai  consiglio 

Dell'ira...  il  ciel  mi  schiude 

La  via  che  tragge  a  sé!... 
MMnfiamma  una  virtude 

Che  pria  non  era  in  me!... 
Sfolgorò  divino  raggio, 

Da' miei  lumi  è  tolto  un  velo... 

V^oce  santa  come  il  cielo 

Di  perdono  a  me  parlò! 
Obbliato  è  già  r  oltraggio, 

Più  vendetta  il  cor  non  chiede... 

Dio  quest'  anima  mi  diede  , 

Pura  a  Dio  la  renderò.  {parie) 


39  ATTO 

SCENA  V. 

Tempio  di  Giove:  nel  mezzo  gran  simulacro  del  Nume, 
innanzi  al  quale  un'ara  ardente. 

CÀLLISTEJNE^  SEVERO,  FELICE,  PAOLINA,    SACERDOTI 
e  POPOLO  armeno. 

Sac.   ("2  tuono  di  fanatico  zelo) 

Celeste  un'  a  tira 
Del  tempio  move. 
Al  saeriiizio 
Presiede  Giove  , 
Che  il  giusto  premia, 
E  r  empio  atterra, 
Che  può  dai  cardini 
Scuoter  la  terra, 
Le  stelle  innumeri 
Strappare  al  ciel! 
Pop.  Ver  noi  propizio 

Abbassa  i  lumi 
Rettor  del  fulmine , 
Primìer  de'  numi: 
Tu  dell'  Armenia 
Veglia  su  i  fati, 
Qual  padre  tenero 
Su  i  figli  amati: 
Proteggi  un  popolo 
A  te  fedel. 

Gal.    {gettando  nuo\^i  incensi  suW  ara) 

La  tua  possanza  colga  gli  audaci 
D'  un  falso  Nume  stolli  seguaci. 
Sac.  Sia  maledetto  chi  reca  insulto 

Del  gran  Tonante  al  sacro  culto. 
Muoia  deserto,  e  fra  tormenti. 
Gli  sia  negata  la  tomba  ancor. 


SECONDO  a 

La  polve  iniqua  sperdono  i  venti... 
Di  lui  non  resti  che  infamia  e  orror. 
Gal.  Magistrati ,  guerrieri , 

Popolo,  è  surto  alfin  delle  celesti 
Vendette  il  giorno!  io  l'affrettai,  chiamando 
L'armi  di  Roma.  Tribunal  migliore, 
A  difendere  il  tem|)io , 
Non  v'  ha  del  tempio  istesso. 
Por.  É  ver. 

{ad  un  cenno  di  Callistene  si  cii-anza  IVearco) 

SCENA   VI. 

NEARCO  fra  le  guardie,  e  deUi. 

CiL.  Quesl'  empie 

Nemico  è  degli  Dei  :  seeuro  avviso 
Ebbi,  che  aggiunse,  nella  scorsa  notte, 
Uno  a  tanti  seguaci 
Del  suo  vietato  culto. 
Quel  reo  di  morte,  eh'  ei  discopra  imponi. 

(«  Scucio) 

Sev.  L'  accusa  udisti? 

Nea.  e  la  confermo. 

Sac.  Esfrema 

Balbanza  ! 
Pao.  (II  cor  mi  trema!...) 

Set.  Il  neùfito  appella. 
Nea.  Io?  ^ 

Sev.  Si  :  lo  ingiungo 

A  nome  di  colui  che  tempra  i  fati 

Dell'impero  latino. 
Nea.  Ed  io  potrei 

Tradire  un  mio  fratello? 

Bruttar  di  tanto  eccesso 

Potrei  quest'alma?...  Inorridisco!  -  Il  sangue 

Chiedimi ,  il  sangue  mio... 

L'  anima  no ,  che  V  anima  è  di  Dio. 


2^  ATTO 

Sev.  Ti  può  quel  reo  silenzio 

Costar  tremende  pene! 
Sac.  Ornai  favella. 

Pao,  (Un  brivido 

Ricerca  le  mie  vene!...) 

(  Un  momento  di  pausa  :  Nearco  persiste  nel  silenzio) 

Sev.  Entro  il  più  nero  carcere 

L'indegno  strascinate, 
E  fra  tormenti  orribili 
Discopra  il  ver. 

(le  guardie  circondano  Nearco^  che  muove 
intrepido  per  uscire) 

SCENA  VII. 

POLIUTO,  e   detti. 


POL. 

Fermate. 

Pio. 

(Oh  numi!...) 

POL. 

Quel  neòfìlo 

Da  voi  richiesto... 

Gli  altri 

(tranne  Pao.  e  Nea.)             Ebbcn  ? 

POL. 

Son  io. 

Gal.  Fel. 

Tu  stesso!... 

Sac. 

Ah  perfido!... 

Sev. 

Egli!... 

Pao. 

Ho  la  morte  in  seni... 

Sev.,  Gal.,  Fel.,  Sac.  e  Pop. 
La  sacrilega  parola 

Nel  delubro  ancor  rimbomba, 

Ed  il  giorno  non  s' invola? 

E  la  folgore  non  piomba? 

Troncherà  supplizio  infame  («  ^«0 

Di  tua  vita  il  nero  stame! 

Pena  eterna  fra  gli  estinti 

É  serbata,  iniquo,  a  te! 


SECONDO  ^-^ 

^>().  (Qual  preghiera  ornai  disciolgo? 

Tutti  irati  son  gli  Dei!... 

Nazareno,  a  te  mi  volgo; 

S'  egli  è  ver  che  nume  sei. 

Tu  soccorri  al  mio  consorte, 

Tu  lo  scampa  dalla  morte... 

E  gridar  m'  udrà  la  terra 

Che  altro  Dio  non  v'ha  per  me.) 
\)j .  (Dell'iniqua,  del  protervo 

No,  la  vista  io  non  sostengo!... 

Dio,  proteggi  T  umil  servo... 

A  morir  per  te  qui  vengo. 

Ma  gli  affetti  della  terra 

Sorgon  feri  a  nuova  guerra!... 

Questo  ardor  che  il  sen  m'  infiamma 

Tutto  ardor  del  ciel  non  è!) 
Sfa.  Non  compiango  la  tua  sorte, 

Ma  r  invidio,  la  desio. 

Sulla  terra  oltraggi  e  morte, 

Gloria  e  vita  in  grembo  a  Dio! 

La  tua  lingua,  ed  il  tuo  core 

Porgan  laudi  al  Creatore... 

Già  de'  martiri  la  palma 

S'apparecchia  in  ciel  per  te! 
?Ev.  Alla  morte  lo  serbate. 

(le  guardie  si  auvaiizano  per  impadìvìiim 
di  Poliutó) 

No,  crudeli... 

E  che  pretendi! 
S' obbedisca. 

V'arrestate... 
Padre,  ah!  padre  lo  difendi. 
Ffl.  Egli  è  reo. 

PaO.  («  Calìstene)  Deh!    tu... 

{non  potendo  trincera  la  sua  ripus^unnza) 

Non  trovo 
La  parola...  forza  ignota 


i^  ATTO 

Mi  respinge!  -  Il  duol  eh'  io  provo.... 
La  mia  smania  il  cor  ti  scuota... 

{a  Seuero  prostrandosi) 

8fv.  Che!...  gemente  a  piedi  miei!.. 

Pao.  Qui  morrò  j  se  a  me  tu  nieghi 

La  sua  vita... 
Set.  Ed  io  petrei?... 

PoL.  Tu,  per  me,  costui  tu  preghi! 

Empia  !  {prorompendo) 

Pio.  Sposo!... 

PoL.  Il  fui. 

Pao.  Qual  detto!... 

PoL.  Sciolgo,  esecro  il  rio  legame, 

Onde  un  giorno  a  te  mi  ha  stretto 
Questo  Dio  bugiardo ,  infame... 

{rowesciando  V  ara) 

Le  tue  colpe  un  Dio  verace, 

Scellerata,  punirà! 
wSac.  Alle  fiere  il  reo,  l'audace... 

Pao.  Innocente  io  son... 

{neW  estrema  disperazione,  e  volendo    gettarsi  fra 
le  bisaccia  di  Poliuto) 
POL.  Tu?...  Va...  (respingendola) 

Morire  in  pace  mi  lascia  ornai... 

Solo  rimembra  quanto  t'amai... 

Nel  ciel,  che  m'  apre  un  Dio  clemente, 

Mi  fìa  d'  ogn'  altra  gioia  maggior 
L'  esser  diviso  eternamente 

Da  te ,  macchiata  d' impuro  amor. 

PaO.    {trattta  di  senno) 

No,  gr infelici  non  hanno  un  Dio!.. 

È  solo  mia  colpa  il  destin  mio!... 

Se  alcun  di  voi  pietà  conosce, 

Mi  vibri  un  ferro  in  mezzo  al  cor... 
A  me  la  vita  fra  tante  angosce 

Di  cento  morti  saria  peggior. 


SECONDO  ^5 

Sfv.      (Sparger  quel  sangue  m' è  d'uopo  iii  breve.. 

Ella  abboirirnii ,  fuggir  mi  deve  ! 

É  oguor  funesto,  non  cangia  tempre 

II  nu'o  destino  persecutori. .. 
Me  sventurato!  Son  io  per  sempre 

Morto  alla  speme,  morto  air  amor!) 
Sai  .       Sia  maledetto  chi  reca  insulto 

Del  gran  Tonante  al  sacro  culto: 

Muoia  deserto  e  fra  tormenti  ; 

Gli  sia  negata  la  tomba  ancor. 
La  polve  iniqua  sperdano  i  venti... 

Di  lui  non  resti  che  infamia  e  orror 
FtL.      Fra  queste  braccia  ricovra ,  o  figlia.. 

A  te  rimane  un  padre  ancor. 
Nha.      Tu  quella  mente  gran  Dio  consiglia, 

Tu  di  costanza  arma  quel  cor. 

(Pnli'uto  e  Neai'Co  partono  fia  le  guardie  •    intantn 
F(^lice  tragge  seco  a  i^iva  forza  la  fig^lia) 


HNE    DELL    ATTO    SECONDO. 


ATTO   TERZO 

Il    martirio. 

SCENA  PRIMA. 

Bosco  sacro:  muro  in  fondo  che  lo  divide  dalla  città: 
da  un  Iato  parte  del  tempio  di  Giove. 

Odonsi  da  lontano  confuse  voci  popolari. 

Vieni,  vieni...  -  AI  circo  andiamo...  - 
Stringe  il  tempo!...  -  Su,  corriamo...  - 
Di  tai  mostri  sgombro  il  mondo, 
Vendicato  il  ciel  sarà!.  . 

Oh!  spettacolo  giocondo!... 
Sangue  a  rivi  scorrerà!.. 

SCENA  IL 

Giungono  SACERDOTI  da  parti  diverse,  quai  persone  chiamate 
ad  un  convegno^  indi  CALLISTENE. 

Sac.  Ecco  il  sommo  Pontefice. 

Cal,  S'  avanza 

L*  ora  solenne  del  supplizio ,  ed  una 

La  vittima  non  fia! 
Sac.  Come? 

Gal.  L'  esempio 

Di  Poliuto  altri  seguir,  cui  morte 

Pel  nuovo  Dio  non  atterrisce. 
Sac.  Oh  stolti! 

Gal.  Il  suo  dolore,  e  l^onta, 

Nel  domestico  tetto, 


A  T  T  0    T  E  Fi  Z  O  27 

Felice  asconde...  ma  la  figlia  corse 
Del  proconsole  a'  pie! 
Sa(.  Dubiti  forse 

Che  il  pianto  femminil  pietà  ritrovi 
Nell'alma  di  Severo?  . 

Gal.  É  debil  sempre 

Alma  schiava  d'amor.  -  Cauti  nel  volgo 
Disseminarci  fia  prudenza,  e  viva 
Tener  la  brama,  che  già  ferve  in  esso, 
Deir imminente  strage,  onde  prorompa, 
Se  vien  deluso,  in  tutto  il  suo  tremendo 
Furor.  La  plebe  un'  arme 
Vana  è  per  sé,  ma  quando 
La  tratta  il  saggio,  è  formidabil  brando!  - 
Alimento  alla  fiamma  si  porga , 
Tal  che  incendio  vorace  ne  sorga; 
Il  poter  degli  altari  che  langue 
Col  terrore  afforziamo  e  col  sangue: 
Ed  agli  occhi  del  mondo  insensato 
L'ulil  nostro,  util  sembri  del  ciel. 
Sa»  .  Ben  t' avvisi  !  all'  intento  bramato 

La  vendetta  de'  numi  sia  vel.        (partono) 

SCENA  IH. 

Prigione  del  Circo. 
POLIUTO,  immerso  nel  sonno. 

Donna!...  -  Malvagio!...  -  (""  ^^^^«)  Vision  gradita!.., 

Bella ,  e  di  sol  vestita , 

Qual  puro  incenso  dagli  altari,  al  cielo 

Salia  la  sposa,  e  il  ciel  schiudeasi,  e  voce 

N' uscia  soave:  alla  virtude  onore! 

Ed  innocente  ella  saria?  Chi  giunge! 


rì8  ATTO 

SGENA    IV. 

PAOLINA  e  detto. 

Pao.  La  tua  sposa  infelice, 

Ma  non  rea  di  spergiuro,..  Ah!  son  contati 

Gl'istanti!...  Odimi.  -  É  vero. 

Prima  d'esser  consorte  amai  Severo, 

Lo  piansi  estinto...  dalla  tomba  uscito 

Egli  a  me  riede:  usbergo 

Ebbi  vivtù  nel  periglioso  incontro... 

Pugnai ,  ma  vinsi. 
PoL.  E  fra'  paterni  lari 

Noi  trasse  un  cenno  tuo? 
Pao.  Che  parli!  Ah!  d'onde 

Si  rio  sospetto? 
PoL.  Gallistene... 

Pao-  Or  basti. 

Tal  nome  pronunciasti 

Che  ricorda  ogni  colpa! 

D'esecrabil  fiamma 

Arde  colui...  per  la  tua  sposa! 
PoL.  Oh  cielo! 

Creder  poss' io  tanta  perfidia?... 
Pao.  Il  giurOo.. 

E  qual  nume  tu  vuoi  del  giuramento 

Vindice  al  par,  che  testimone  imploro. 

PoL.  (^  nella  più  \r>iva  commozione:  ricorre  al  suo  petisicro  quanto 
gli  apparile  in  sonno  ^  cade  in  ginocchio j  ed  inondato  di 
lagrime y  e  non  potendo  firmar  parole j  alza  le  mani  al 
cielo  come  in  rendimento  di  grazie^  quindi  sorge  ed 
abbraccia  Paolina) 

Questo  pianto  favelli!...  -  Or  pago  io  moro! 
Pao.  Tu  non  morrai. 
PoL.  Che  dici!... 

Pao,  Le  provocate,  ultrici 

Folgori,  ancor  sospende 


TERZO  o 

Chi  può.  Ricdi  air  antieO;  al  vilipeso 
Culto  de' numi,  e  la  tua  vita  è  salva. 
PoL.  Ma  r anima  perduta! 
Fao.  0  sposo  mio... 

PoL.  Taci... 
Pao  xNo... 

PoL.  Vanne... 

Pao.  A'  piedi  tuoi  son  io... 

Ah!  fuggi  da  morte  orribil  cotanto... 

Air  alma  li  giunga  V  acerbo  mio  pianto.. 
Lo  sparge  k  piena  d'immenso  dolore... 
È  pianto  d'  un  core  -  squarciato  per  te. 
Por.       Lasciando  la  terra  il  giusto  non  muore; 
Nel  cielo  rinasce  a  vita  migliore.  - 
Ma  cessa...  ma  tergi  Tamaro  tuo  pianto.  . 
Quel  duolo  soltanto  -  è  morte   per  me. 
Pam  T'  arrendi... 
PoL.  Noi  deggio... 

Pad.  Pietà  d'  un  affanno 

Che  m'  apre  Tavello... 

(Poliuto  cerca  nascondere  la  sua  commozione) 

Non  torcere  il  viso... 
i\Ii  dona  i  tuoi  giorni,  e  tutti  saranno, 
In  grembo  air  amore,  di  gioia  un  sorriso. 

PoL.  É  lampo  fugace  la  gioia  mortale, 

Ma  sede  V  Empirò  d'  eterna  esultanza. 

Pao.  Pensasti  agli  errori  del  punto  fatale? 

PoL.  Iddio  con  la  fede  ci  dà  la  costanza. 

(Paolina  è  uìi^amente  colpita  dallo  zelo  di    Politilo) 

Pao.  Coraggio  inaudito!  -  Un  fulgido  lume 

Sul  ciglio  mi  striscia  e  l'ombre  diradai... 

Spirarti  que' sensi  non  puote  che  un  Nume'... 

Lo  credo...  lo  adoro...  -  Al  circo  si  vada. 
PoL.  Che  parli!...  Oseresti?... 
Pao.  Sfidar  la  tua  sorte. 

PoL.  Un  orrido  gelo  mi  piomba  sol  core  !... 

A  sposo  che  t'ama  puoi  chieder  la  morte? 


3o  ATTO 

Pao.  II  giusto  rinasce  a  vita  migliore. 

PoL.  La  terra  i  suoi  beni  ancora  t'  appresta. 

Pao.  É  sede  T Empirò  d'eterna  esultanza. 

PoL.  Non  temi  lo  strazio  dell'  ora  funesta? 

Pao.  Iddio  con  la  fede  ci  dà  la  costanza. 

PoL.  Fia  vero!...  La  grazia  nell'alma  ti   scende!... 

(la  pone  in  ginocchio^,  ed  alzando  gli  occhi  al  cielo^    stetide 
la  destra  sid  capo  di  lei  in  atto  solenne) 

La  via  di  salute  fu  schiusa  per  te. 

(la  rialza j  e  cadono  uno  fra  le  braccia  delV  altro) 

Insieme  si  muoia...  Un  premio  ne  attènde 
Là  dove  possanza  di  tempo  non  è! 

a    2    (f'ctpiti  in  estasi  dii^ina) 

Il  suon  dell'  arpe  angeliche 

Intorno  a  me  già  sento!... 

La  luce  io  veggo  splendere 

Di  cento  soli  e  cento!... 

Di  me  non  ho  che  1'  anima!... 

Già  son  del  Nume  a  piò!... 
Eternamente  vivere 
^     M'  è  dato  in  ciel  con  te! 

SCENA  ULTIMA. 

Sì  aprono  le  porle:  vedesi  T  anfiteatro  rigurgitante  d' immenso 
popolo.  —  SEVERO,  CALLISTENE  ,  altri  SACERDOTI,  ed  alcune 
Guardie  entrano  nella  prigione. 

Pop.  Alle  fiere  chi  oltraggia  gli  Dei... 

Sia  punito  1'  orrendo  misfatto... 
Sev.  Fra  la  vita  e  la  morte  ancor  sei.    0^  i'^i.) 

Scegli. 
PoL.  Morte. 

Sev.  Alle  belve  sia  dato,  (alle guardie) 

Pao.  Io  lo  seguo:  mertata  ho  la  pena... 

Del  suo  Nume  la  fede  abbracciai. 

Sev.  Gal.  Sac.  Tu!  (^^^^  immensa  sorpresa) 


TERZO  3i 

Lo  giuro. 

All'arena,  all'arena... 

Ella    mora.  {mai  frenando  la  sua  gioia  inJernaU) 

No,  crudi ,  giammai... 
A  difender  gli  altari  venisti, 

0  le  colpe? 

Sev.  Un  istante  concedi!... 

Ah  !  ti  cangia...  se  ancora  persisti 
Guai  !...  («  i'^o.) 

Pao.  Non  cangio. 

Gal.  Proconsole! 

Sev.  Oh!  cedi.. 

No /d'amor  non  favello  gli  accenti, 
Non  domando  che  vivi  per  me... 
Tu  sei  figlia...  del  padre  sovvienti... 
Ahi  se  muori,  egli  muore  con  te!... 

Pao.      a  pregar  vado  in  cielo  per  lui. 

Gal.  Più  s' indugia?  ^ 

Sev.  Tu  dunque?... 

Pao.    {accennando  Cai)  Costui 

Abborrisco,  ed  esecro,  detesto 

1  suoi  Numi. 
Empia  donna!... 

Che  orrori... 
O  mia  sposa!... 

Qual  giorno  funesto!... 
Né  gettata  alle  belve  fu  ancor? 

{le  sguardie  ciìxoiulano  Paolina  e  Poliuto) 
Sev.    {ncW  estrema  disperazione) 

Giove  crudel ,  famelico 
Di  sangue  e  di  vendetta, 
Ancor  vi  son  colpevoli... 
Punirli  a  te  s'  aspetta... 
La  donna  rea,  sacrilega 


Adoro  più  di  te... 
e  giusto  sei,  la  folgore 
Vibra  dal  ciel  su  me. 


3t!  a  T  T  O    T  e  R  Z  O 

Pad.  PoL.      Il  SUOI!  dell'arpe  angeliche 

Intorno  a  me  già  sento!... 

La  Ilice  io  veggo  splendere 

Di  cento  soli  e  cento!... 

Di  me  non  lio  che  T anima!... 

Già  son  del  Nume  a  pie!... 
Eternamente  vivere 

Mi  è  dato  in  ciel  con  te! 
Gal.  (Tu  vero  nume  ed  unico . 

Vendetta,  sei  per  me!) 

Pop.    (''^'*  grida  ferocissime) 

A  morte,  a  morte,  o  perfidi../ 
Il  vostro  Dio  dov'  è  ?  • 

ChiSTIAM  (<^^^^  odonsi  dalle  prigioni  contigue) 

Signore,  a  te  sia  gloria! 
Lieti  moriam  per  te! 

Gif.,    {protendendo  la  mano  in  atto  di  maledizione  vaso  Poliiifo  e 
Paolina  _,  mentre  son  condotti  al  supplizio) 

Su  voi  perversi ,  cada 
L'infamia! 
Sev.  Ed  io  vivrò? 

Pao.  Pol.      Ah  trionfar  si  vada! 
Gal.  (Oh  gioia  I...) 

Sev.  Morte! 

{snuda  il  brando  per  trucidarsi) 

GiAUDii:  Ah  !...  no... 

{disarmandolo.  Intanto  si  abbassa  la  tenda) 


FINE. 


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